IL MAESTRO CARTAPESTAIO PEPPINO VIGLIANO E L’OPERA “NESSUNO LI PIANGE” (di Antonio Picozzi – equipe caritas diocesana)

Prima parte
Il dolore, purtroppo, è parte integrante della condizione umana e, il dovere di ognuno è quello di reggerlo; ciascuno, ovviamente, nella misura in cui gli compete.
Eroe non è tanto o, quantomeno non solo, chi è capace di imprese valorose o grandi gesta; il comportamento eroico consta, soprattutto, nel reggere con dignità e coraggio i momenti dolorosi a cui l’esistenza ci pone innanzi. Per gli artisti, o almeno, per la maggior parte di loro, le cose stanno diversamente. Più che reggere il dolore, loro in qualche modo lo “assorbono” e lo trasformano in energia creativa; in Psicanalisi questo principio si definisce sublimazione, ovvero il superamento di una condizione mentale dolorosa mediante la creazione artistica. Naturalmente, questo meccanismo mentale non riguarda solo le sofferenze provate in prima persona, ma si estende anche all’esistenza altrui; a volte può anche essere un fatto di cronaca particolarmente efferato e drammatico che porta la sensibilità di un artista a trasporre tale evento in un’opera. “Nessuno li piange” venne alla luce proprio in questa prospettiva. Il tema portante, infatti, è il dramma dei migranti che in fuga dalla guerra e dalla miseria spesso trovano la morte in mare a bordo di barconi non idonei a sostenere questa traversata, verso un occidente non più tanto opulento come una volta ma che comunque rappresenta per loro l’unica via di salvezza, sotto gli occhi di tanti, troppi, non pregni di lacrime ma di cinica indifferenza.
Il lavoro, in cartapesta, fu realizzato tra il mese di novembre e la prima decade di dicembre dello scorso anno, dagli alunni del progetto pedagogico di Caritas Italiana Genitori e figli, un’icona della Sacra Famiglia, sotto la guida del maestro cartapestaio Peppino Vigliano, membro dell’equipe educatori del progetto e, titolare all’interno dello stesso, del laboratorio di cartapesta. Alla sensibilità creativa del maestro si deve anche la “paternità” riguardante l’ideazione dell’opera.
Sul territorio sidicino, la figura di “Mastro” Peppino Vigliano, non ha bisogno di particolari presentazioni; per chi volesse approfondirne la conoscenza rimandiamo al link http://www.erchempertoteano.it/Associazione/Il- Sidicino/Autori/Redazione/2018-09-02.htm (un paio d’anni orsono, infatti, con alcuni alunni del progetto Genitori e figli … all’interno del laboratorio di giornalismo, realizzammo una esaustiva intervista biografica con il maestro cartapestaio, poi ripresa dal mensile locale “Il Sidicino”).
Seconda parte
“Nessuno li piange”, quindi, iconizza la tragedia dei migranti in mare che affidano la loro sorte a vecchi e malridotti barconi di legno alla strenua ricerca della sopravvivenza in fuga dai loro martoriati territori. Di fondamentale importanza è il fatto che questo lavoro prese forma nel periodo natalizio e, tutte le riflessioni, devono tener conto di questa contestualità: è la riproduzione, in cartapesta, di uno di quei tanti suddetti relitti marini le cui nefaste vicende pongono innanzi a tutte quelle persone cui resta un minimo senso d’umanità anche un’amara (ma mai rassegnata) riflessione su quale senso abbia oggi la Natività.
Da tanti, troppi anni, il Mediterraneo ha cessato di essere il Mare Nostrum per diventare un enorme cimitero solcato di bare di legno che una volta erano imbarcazioni. La cronaca, quindi, ha stimolato la sensibilità creativa del maestro Vigliano, il cui intento è stato quello di accendere i riflettori sulla colpevole indifferenza troppo spesso manifestata dall’occidente su questo dramma. Una società degna di questo nome, non si regge solo sulle leggi, sul diritto positivo e sulla consuetudine, poiché alla base di tutte queste cose vi sono i valori e, il valore più importante, è il senso di umanità. Il senso di umanità ha nell’empatia la sua declinazione principale. L’empatia è il riconoscere nell’altro, aldilà delle differenze culturali, sociali, etniche e religiose, il nostro stesso destino. Se “cade” l’empatia, lasciando spazio all’odio e all’indifferenza, una società, semplicemente, si sfalda, lasciando spazio allo stato di natura, alla “legge della giungla”, per dirla più prosaicamente. Questo è in sintesi il messaggio scaturente dall’opera del maestro Vigliano.
Terza parte
Oltre a tutto ciò, bisogna approfondire anche un altro aspetto. Come anticipato in precedenza, il lavoro ha soprattutto nella Natività la sua ragion d’essere. L’intuizione creativa di Peppino è stata, appunto, quella di trasformare i resti in legno di questo immaginario relitto marino (ispirato alla realtà, come ampiamente detto) carico di disperati in fuga da una morte certa, alla ricerca di una speranza seppur flebile, soggetta all’implacabile virulenza di un mare in tempesta (e, soprattutto, alla sempre più attuale colpevole indifferenza di quel mondo occidentale di cui noi facciamo parte, meta delle loro prospettive infrante), nella struttura di sostegno della Culla della Natività. Il tutto realizzato in ferro, legno e cartapesta, ovviamente. L’idea di “Mastro” Peppino è semplice ma ha una grandezza e un’ambizione notevole: opporre all’idea della morte testimoniata dai resti di queste “bare” che galleggiano in frantumi nel Mediterraneo, la Nascita per eccellenza, quella di Gesù, tanto da interrogarsi sul vero senso del Natale.
Come ha più volte sostenuto Papa Francesco: “Chi scappa dalla propria terra per lasciare tutto, parenti, casa, patria per affrontare l’ignoto, bisogna che abbia patito una situazione molto pesante”. Su questo il Pontefice ricorda ancora: “Anche Gesù proveniva da un altro luogo ed è venuto ad abitare in mezzo a noi, in mezzo ai nostri limiti e ai nostri peccati, per donarci l’amore della Santissima Trinità. Quando l’ira violenta di Erode si abbatté sul territorio di Betlemme, la Santa Famiglia di Nazareth visse l’angoscia della persecuzione e, guidata da Dio, si rifugiò in Egitto. Il piccolo Gesù ci ricorda così che la metà dei profughi di oggi, nel mondo, sono bambini, incolpevoli vittime delle ingiustizie umane” (dal discorso agli artisti; Concerto di Natale 2017). “Occorre educarci tutti all’accoglienza e alla solidarietà, per evitare che i migranti e i profughi incontrino, sul loro cammino, indifferenza o, peggio, insofferenza”, ha sottolineato ancora papa Francesco (ibidem).
All’interno del progetto pedagogico della Caritas Italiana Genitori e figli, un’icona della Sacra Famiglia (nelle ore dedicate al laboratorio di cartapesta), man mano che Peppino e i nostri allievi impastavano e davano forma a “Nessuno li piange”, si discuteva degli argomenti suddetti ed ognuno dei soggetti coinvolti aveva modo di apprendere ed esprimere la propria opinione. Non solo manualità quindi, anche dialogo fluente, consto spesso dell’efficace e fluido linguaggio di “Mastro” Peppino. Parole che hanno avuto sempre come filo conduttore l’educazione alla socialità, alla convivenza, al superamento dei piccoli conflitti quotidiani e soprattutto il rispetto e l’attenzione verso ogni essere umano, considerando ogni tipo di differenza etnica e culturale come una integrazione reciproca, mai come barriera.

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