IL PROGETTO GENITORI E FIGLI, ICONA DELLA SACRA FAMIGLIA: UNA STORIA CHE SI RIPETE

Gli esseri umani, in qualche modo, devono imparare a desiderare di provvedere agli altri. Tuttavia, tale comportamento, essendo acquisito, non possiede solide basi, quindi può facilmente sparire se le condizioni sociali non continuano ad insegnarlo. E’ stata questa l’idea di fondo del progetto pedagogico della Caritas Italiana “Genitori e figli, un’icona della Sacra Famiglia”. Partito nell’ormai lontano gennaio del 2015 (conclusosi nel gennaio del 2018), fortemente voluto dal direttore della Caritas Diocesana dell’epoca Padre Luigi Peccerillo, grazie agli imprescindibili propositi della Caritas Italiana e all’impegno dell’attuale direttore dell’ufficio diocesano Diacono Giovanni Mercone, nel corrente anno scolastico tale progetto ha avuto una “riedizione”.

Fruitori di questo servizio, tutt’oggi, sono gli alunni della Scuola Primaria e della Secondaria di Primo Grado, insiti in un percorso di crescita umana, didattica ed educativa, sostenuti in un continuum pedagogico da operatori e volontari qualificati, emblema del fatto che, ancora una volta, la Chiesa coadiuva le istituzioni mondane (la scuola, nel caso specifico) offrendo un supporto di fondamentale importanza. È importante però, tener presente, che questa relazione d’aiuto non riguarda solo “i piccoli” ma si estende anche alle loro famiglie, andando a ramificarsi in una rete sociale di sostegno ove gli operatori coinvolti accolgono le istanze delle stesse e, in simbiosi con l’ Ufficio Caritas territoriale, cercano di dare nel limite del possibile delle risposte concrete.
In generale, la Caritas Italiana ha come funzione prevalente, senza dubbio, una finalità pedagogica. In particolare tende a far progredire, nelle famiglie, nelle persone, e, più in generale nella società, la Carità intesa nel suo più alto senso cristiano; favorire cioè “la testimonianza della carità nella comunità ecclesiale italiana, in forme consone ai tempi e ai bisogni, in vista dello sviluppo integrale dell’uomo, della giustizia sociale e della pace, con particolare attenzione agli ultimi e con prevalente funzione pedagogica” (art.1 dello Statuto). In questo senso il percorso educativo di Genitori e figli, un’icona della Sacra Famiglia può essere anche inquadrato come una logica declinazione di questo principio fondante della Carità Cristiana esteso al supporto scolastico-educativo dei bambini/ragazzi coinvolti. Certo non è semplice riassumere e condensare in poche righe tanti anni di lavoro e l’enorme carico d’esperienza umana e professionale delle tante persone che siano insegnanti, operatori, volontari e, ovviamente, gli allievi fruitori del progetto, i quali hanno reso possibile tutto ciò.

Seguendo questa breve cronaca informativa si spera che i lettori possano prendere coscienza delle problematiche educative, esistenziali, contingenti, scaturite dall’evolversi del progetto. In particolare, il contrasto del triste fenomeno relativo al disagio scolastico è stato l’obiettivo preponderante del cammino intrapreso, tuttavia l’estensione di questo intento pedagogico ha avuto connotati più ampi ed eterogenei riconducibili al miglioramento personale di tutti i soggetti coinvolti (nella realtà dei fatti c’è sempre stato un mutuo scambio emotivo tra gli operatori e i discenti aldilà del normale rapporto insegnante-allievo) cercando sempre l’illuminazione del Messaggio Evangelico e l’operatività del cattolicesimo socialmente attivo. In ogni intervento educativo, collocato nel novero del recupero extrascolastico, della formazione, della dimensione ludico-didattica, c’è sempre stata sin dalle fasi iniziali del progetto, la presa di coscienza dei fenomeni dispersivi sopraelencati; umiltà, pietà filiale e spirito di servizio hanno rappresentato per gli operatori i principi cardine su cui porre ogni strategia d’intervento.

Disagio, emarginazione, scarsa inclinazione allo studio sono mali subdoli e striscianti, e, per reagire ad essi, in qualche modo si è reso necessario il contributo di persone non meramente volontarie ma portatrici di professionalità specifiche, in grado di promuovere (sempre con umiltà e consapevolezza dei propri limiti) politiche di inclusione e di diffusione della buona pratica di vita secondo il Messaggio Evangelico oltreché veicolare conoscenze didattiche avalutative.

Dal lavoro svolto è emerso che la realtà del disagio scolastico dei bambini/ragazzi frequentanti è complessa, quasi mai assimilabile allo stereotipo causa/effetto. Gli elementi che lo hanno determinato sono molteplici e interdipendenti. Sono riconducibili alle dinamiche familiari, alla percezione del contesto scolastico, alla condizione socio-economica e socio-culturale, oppure, più semplicemente è derivato da dinamiche individuali variabili. In questa drammatica prospettiva c’è sempre stato da parte degli educatori (con la perenne consapevolezza che il paradigma di un educatore non è solo ciò che dice ma come agisce in relazione a ciò che insegna) un umile ma incessante tentativo di arginare tali problematiche, in particolare analizzandone la radice psicologica e cercando un palliativo. Ogni tipo d’intervento, comunque, è sempre stato indirizzato a rafforzare la motivazione allo studio ed a ricercare un continuo miglioramento tanto nella qualità del vissuto scolastico quanto nella capacità di formazione gestione delle relazioni emotive e funzionali degli studenti nel complesso del loro vissuto sociale.

Come detto, i fruitori delle sopraindicate finalità sono sempre stati i ragazzi e i bambini della scuola dell’obbligo. Ovviamente, il loro, è un percorso didattico/formativo essenziale, spesso sottovaluto, ma che può scaturire in problematiche fatali: il rischio di disperdersi all’interno della scuola dell’obbligo e non arrivare alla terza media è molto più realistico di quello che l’opinione comune può percepire. In quest’ottica, il nemico primario da combattere, è stato, senza dubbio, “l’ipotesi d’insuccesso scolastico”. La dispersione è solo una delle componenti di questo “mostro”, che si alimenta altresì di caratteristiche soggettive: noia, disagio, abulicità e, soprattutto, quella perenne sensazione che ciò che si studia (o si apprende) non abbia alcuna utilità nella vita pratica. Come strategia d’intervento, in questo senso, gli educatori hanno sempre cercato di incoraggiare l’auto-didattica, ovvero cercando destare e suscitare interesse e curiosità verso gli argomenti trattati affinché i soggetti stessi siano motivati a saperne di più delle tante tematiche affrontate nei programmi. È vero che nella triste realtà contemporanea non sempre la conoscenza migliora la condizione socio-economica né rende più felici ma ciò che si è sempre cercato di trasmettere è che una continua educazione al sapere aiuta a migliorarsi e soprattutto accettare i tanti momenti difficili dell’esistenza. La cultura diviene, in questo senso, un intimo bisogno dell’anima. All’interno del progetto, inoltre, si è cercato anche di far comprendere che la capacità di apprendimento cambia da individuo a individuo, non solo come intensità perché un soggetto apprende più velocemente di un altro, ma prima ancora come prospettiva perché ogni soggetto ha un tipo d’intelligenza diversa da un altro.

La speranza (o forse per meglio dire preghiera e desiderio) di tutti quegli operatori e volontari (che si sono succeduti negli anni) è che ognuno di questi bambini/ragazzi con i quali si è avuto a che fare in questo lungo cammino è che ciascuno di loro trovi quella sua naturale predisposizione che gli consenta di realizzarsi in pieno. In ogni caso, indipendentemente dalla scoperta dei propri talenti, per la quale avranno davanti ancora tanto tempo, si spera che si siano resi conto dell’idea di Bene che si è voluto insegnare loro; il Bene non solo come un qualcosa da fare ma come un modo di essere. Un Bene che si declina in accezioni più specifiche quali l’educazione all’onestà, al coraggio, alla dignità e alla solidarietà.

Ogni educatore, che nel tempo si è cimentato in questo cammino (e che la vita professionale, ad un certo punto, ha inevitabilmente portato verso altri lidi) ha sempre avuto quell’intima convinzione che il ricordo di quest’esperienza formativa, per tutti quei fanciulli e le loro famiglie, possa essere indelebile. Una parte cospicua dell’esperienza educativa passa, solo ciò che ha valore rimane. Un insegnamento fruttuoso se custodito e rinverdito rimane per sempre; a volte accade che lo si dimentica o da esso ci si allontana, ma quando è solido e radicato, torna sempre ad essere d’aiuto. Genitori e figli: un’icona della Sacra Famiglia è stato ed è tuttora molto più che un doposcuola, andandosi a collocare in una dimensione che viene “dopo” la scuola e “oltre” la scuola.

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