INDAGINE DELLA CARITAS AMBROSIANA: LE DIFFICOLTA’ DELLA DIDATTICA A DISTANZA

Da una ricerca condotta dalla Diocesi di Milano lo scorso mese di giugno inerenti le carenze sulla connessione di un considerevole numero di studenti emergono dati sconfortanti; soprattutto perché a questi risultati si aggiunge una indagine del CENSIS molto più recente e che si estende a tutte quelle realtà in cui l’utilizzo della rete risulta essere imprescindibile.

In particolare la Diocesi di Milano ha condotto una rilevazione condotta dagli operatori dell’area minori della Caritas Ambrosiana su 302 doposcuola parrocchiali. Il risultato è stato che durante il Coronavirus un alunno su due non è riuscito a seguire le lezioni a distanza e uno su cinque non possedeva un dispositivo con cui collegarsi oppure una connessione internet (Fonte Orizzontescuola.it).

“Tra le povertà, una delle più odiose è proprio quella educativa – ha spiegato Luciano Gualzetti, direttore della Caritas Ambrosiana – perché trasferisce le disuguaglianze sociali da una generazione all’altra. Con questo progetto lanciamo un ambizioso piano di sostegno per fronteggiare il fenomeno. Secondo il censimento realizzato nel 2016 i bambini e gli adolescenti che frequentano i doposcuola sono oggi prevalentemente di origine straniera (57,8%) e in molti casi provengono da famiglie che hanno problemi economici, per il 34,6%, o di lavoro, per il 26,1% (Fonte Orizzontescuola.it).

In generale, lo scopo di Caritas Italiana e, delle sue declinazioni territoriali,  è l’incipit “nessuno resti indietro”; proprio per combattere le differenze economiche o tecnologiche che potrebbero contribuire ad aumentare i divari fra abbienti e meno abbienti.

CENSIS: 3,5 MILIONI DI FAMIGLIE SENZA INTERNET

Oggi, forse il vero distanziamento sociale è tra chi è dentro la comunità e chi è privo della spesa necessaria per acquistare beni divenuti essenziali durante la pandemia, come gli strumenti tecnologici (tablet, smartphone, computer portatili, modem e via dicendo). Questo è quanto ci dice il Rapporto Auditel-Censis.

Nel nostro immaginario collettivo, spesso, siamo portati a pensare che il mondo che ci circonda sia perlopiù costituito da una miriade di individui iperconnessi, in realtà sono tre milioni e mezzo le famiglie italiane che non hanno un collegamento Internet. Tutte persone, quindi, che durante il periodo lockdown (e, purtroppo, visto il drammatico riemergere della fase acuta della pandemia, tali condizioni corrono il serio rischio di ripetersi) sono state impossibilitate a svolgere qualsiasi tipo di attività online. Questa drammatica realtà fotografata dal Censis impone tutta una serie di riflessioni quando forse troppo semplicisticamente si affrontano argomenti quali lo smartworking per alcune categorie di lavoratori e la didattica a distanza per gli studenti, proprio perché sono ancora tante le persone che, di fatto, non hanno la possibilità di accedere a queste opportunità tecnologiche.

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