LA FUNZIONE DEI CENTRI DI ASCOLTO DELLA CARITAS

Più volte, in precedenti lavori, abbiamo sottolineato la fondamentale importanza dei Centri di ascolto; essi, di fatto, vanno a configurarsi, insieme al contributo dei parroci sul territorio, ovviamente,  come il vero e proprio fulcro del raggio d’azione di tutte le attività della Caritas. 

Restando nell’ambito delle attività della Diocesi Teano-Calvi, l’ultimo incontro, tenutosi a fine gennaio, tra la Direzione e gli operatori della Caritas Diocesana con il Vescovo S.E. Mons. Cirulli, ha avuto come importante punto all’O.d.G., proprio la prossima partenza dei Centri di ascolto.  Di queste importantissime istituzioni, nelle prossime settimane, sarà resa nota la ramificazione territoriale e, data la grandezza del territorio diocesano, si renderanno necessari almeno sei Centri di ascolto (stando a quanto dichiarato, nell’incontro, da S.E. Mons. Cirulli). Rappresenteranno un utile strumento per intercettare, ancor di più, i reali bisogni delle persone e per dar loro risposte concrete.

Naturalmente, quando si parla di Centri di ascolto, non si può prescindere dal delinearne la loro dimensione statutaria, e, in questo senso,  si rendono  necessari alcuni  chiarimenti.  

Nella sfera che ingloba le attività sociali, per la Chiesa Cattolica Italiana, il Centro di ascolto si colloca nel novero di quelle istituzioni rivolte all’incontro e, funzionali a stabilire una relazione di aiuto con tutte le persone che si trovano a vivere situazioni di disagio. Tuttavia questa è solo la spiegazione formale di un Servizio importantissimo. Per quanto riguarda l’aspetto confessionale va fatta una riflessione molto più ampia.  

Come dichiarò nel 2009 S.E. Mons. Vittorio Nozza, al tempo Direttore della Caritas Nazionale: “I Centri di ascolto, unitamente agli Osservatori e ai Laboratori, permettono alle Caritas Diocesane, di crescere e far crescere nella capacità di stare con i poveri, comprendere la realtà e operare scelte di giustizia e prossimità” (S.E. Mons.  Vittorio Nozza, Il valore dei Centri di ascolto, degli Osservatori, dei Laboratori,  Roma, 22-24 gennaio 2009).

Infatti, più che in epoche remote, nella contemporaneità, le Diocesi e le loro “declinazioni” parrocchiali sul territorio, sono chiamate a dare delle risposte concrete alle tante problematiche sociali e culturali emerse negli ultimi decenni; ricordiamo, ad esempio, le crisi economiche derivanti da un modello di sviluppo che ormai mostra dei pericolosi segni di usura, e, l’emergenza pandemica, in atto da più di un anno e che con sé porta oltre al dramma sanitario anche un grave disastro economico/sociale.

Rendere un Servizio al Prossimo significa, innanzitutto, stabilire un dialogo fruttuoso tra la concezione cristiana della vita e tutti quei problemi e bisogni posti dalla condizione umana. In questo senso, il Centro di ascolto è “il luogo privilegiato in cui si intessono relazioni con i poveri, maestri e pulpito del parlare e dell’agire di ogni Caritas” (da Caritas.it, Centri di ascolto).

A questo punto, emergono due fondamentali quesiti da porsi, ossia, quali compiti specifici e funzioni debbano possedere i Centri di ascolto, e, quali caratteristiche umane sono richieste a chi opera al loro interno.

La prima funzione connessa alle attività di un Centro di ascolto è quella dell’Accoglienza: accogliere tutti coloro che si presentano, senza distinzioni di alcun tipo. Nel momento in cui si accolgono le persone, avviene anche la Presa in carico del loro cammino segnato dalla sofferenza e si definisce una prima strategia mirata quantomeno a ridurre, in maniera significativa, quella sofferenza.

Abbiamo, successivamente, l’Ascolto: avviene mediante il contributo di operatori appositamente qualificati, i quali, in base ai valori della Comunità cristiana, hanno il compito di ascoltare e comprendere tutto ciò che le persone raccontano loro.

“L’ascolto è il cuore della relazione di aiuto, dove chi ascolta e chi è ascoltato vengono coinvolti, con ruoli diversi, in un progetto che, ricercando le soluzioni più adeguate, punta a un processo di liberazione della persona dal bisogno” (da Caritas.it, Centri di ascolto). In altri termini, l’operatore della Caritas, insieme alla persona ascoltata, ricerca le soluzioni più adeguate ma, si badi, non deve mai commettere l’errore di sostituirsi alla persona stessa e, principalmente deve astenersi dall’elargire risposte precostituite poiché ogni persona ha una sua unicità, singolarità, irripetibilità, insostituibilità.

La terza funzione comprende l’Orientamento e l’Accompagnamento: le persone in difficoltà devono essere orientate verso le risposte, ossia i servizi, presenti sul territorio. “L’orientamento è quello delle persone verso una rilettura delle reali esigenze e una ricerca delle soluzioni più indicate e dei servizi più adeguati presenti sul territorio” (da Caritas.it, Centri di ascolto). Di norma, in questo senso, l’orientamento coincide con lo stabilire da parte degli operatori Caritas, dei contatti con i patronati, i centri di accoglienza, i servizi sociali che si trovano su un determinato territorio. L’accompagnamento, riguarda sempre “chi sperimenta la mancanza di punti di riferimento e di interlocutori che restituiscano la speranza di un cambiamento, mettendo in contatto la persona con i servizi presenti sul territorio ed attivando tutte le risorse possibili” (da Caritas.it, Centri di ascolto). Da quest’ultima definizione si può facilmente capire la ragione per cui orientamento ed accompagnamento siano funzioni poste su uno stesso piano.

A conclusione di questo sintetico excursus, concernente le funzioni dei Centri di ascolto e i requisiti di chi opera al proprio interno, troviamo la Prima Risposta da dare ai richiedenti aiuto. È definita prima risposta proprio perché viene data ai bisogni più urgenti. In questa fase, insieme alle persone stesse che richiedono un aiuto, si elabora un progetto poi dibattuto nell’équipe Caritas che, naturalmente, deve coinvolgere anche, se non soprattutto, la comunità parrocchiale del territorio. È chiaro che questa è una fase ove conta, soprattutto, la promozione di una rete di solidarietà; in questo senso, oltre alla comunità cristiana, può essere coinvolta anche la comunità civile, in tutti quei settori che possono essere funzionali a  dare una risposta ai bisognosi.

Una considerazione conclusiva, inerente, altresì, le peculiarità umane di tutti gli operatori coinvolti in un Centro di ascolto, riguarda l’empatia. L’empatia la possiamo considerare come una tra le virtù sociali più importanti; essa consiste nell’immedesimarsi nella persona che si ha innanzi, ed è un parametro pedagogico imprescindibile per chi è coinvolto in attività di grande impatto sociale. Per coloro i quali che operano, invece, secondo Carità Cristiana, si rende necessario porsi in una dimensione addirittura più ampia dell’empatia stessa: devono vedere nell’Altro il volto di Cristo. “Fare” Caritas, aldilà di tutto, significa vedere nel Prossimo il volto di Cristo.

ANTONIO PICOZZI (EQUIPE CARITAS DIOCESI TEANO-CALVI)           

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