LA FUNZIONE DELLA PREGHIERA: IL DONO E L’IMPEGNO (di Antonio Picozzi – equipe Caritas Diocesana)

Quando si ha “l’ambizione”, per usare un eufemismo, di scrivere poche righe su un argomento così impegnativo, quantomeno si è portati a pensar di avere intrapreso un cammino ostico, tortuoso, la cui meta finale parrebbe una impossibile sfida; da far tremare i polsi  anche a studiosi dotati di una solida formazione teologica, poiché facilmente si andrebbe a cadere in troppo semplicistiche generalizzazioni, o, ancor peggio, in evidenti ed imperdonabili omissioni. In realtà, nessun cammino risulta esser poi tanto tortuoso quando si hanno i giusti compagni di viaggio, ragion per cui, nelle seguenti considerazioni, ci “accompagnano” il teologo Vito Mancuso e il Pastore Eugenio Bernardini, già moderatore della Tavola Valdese.

Vito Mancuso in una delle sue opere più celebri e, certamente discusse, L’anima e il suo destino (discusse perché in molti frangenti esprime delle opinioni eterodosse rispetto alla dottrina ufficiale della Chiesa, tuttavia come scrisse il Cardinale S.I. Carlo Maria Martini, l’opera è comunque sostenuta da un ragionamento onesto, lucido e rigoroso) ritiene che tutto il senso della religione consiste nel rendere gli uomini capaci di pregare. In particolare il Cristianesimo insegna anche a fare della propria preghiera un dono per gli altri: “La preghiera è da intendersi come il vertice del lavoro ordinato, il fiore dello spirito, l’eccelso risultato del lavoro più raffinato dell’anima. La preghiera è il lavoro più prezioso che un essere umano possa riuscire a compiere” (da L’anima e il suo destino – cit.). In particolare Mancuso identifica, quindi, la preghiera con il pensiero, e, di conseguenza, ci dice che pregare per il prossimo significa regalargli un pensiero allo stato puro, ovvero la parte più intima che esiste in un essere umano. Chi prega dona il suo pensiero a beneficio di un’altra anima. Per Mancuso questo è il vero senso della preghiera d’intercessione.  Anche secondo questa prospettiva, il pregare emerge in tutto il suo valore: la preghiera nella vita delle persone ha un’importanza imprescindibile. Il teologo conclude la sua riflessione, in questo passaggio, sostenendo che tutto il senso della religione consiste nel rendere gli uomini capaci di pregare e, il Cristianesimo, insegna a fare della propria preghiera un dono per gli altri.

Abbiamo visto, quindi, come la preghiera vada a configurarsi nella sua accezione di dono ma qual è l’approccio corretto alla stessa e, soprattutto, qual è il nostro atteggiamento quando chiediamo al Signore ciò di cui necessitiamo? Una possibile risposta a questi fondamentali quesiti ce la offre il nostro secondo “compagno di viaggio”, il Pastore Eugenio Bernardini, già moderatore della Tavola Valdese. In una intervista rilasciata qualche tempo fa al giornale Il fatto quotidiano, in occasione della quinta domenica dopo Pasqua, detta, appunto Rogate (Pregate) nella liturgia antica cristiana. Qui il Pastore legge il brano del Padre Nostro, il momento dell’insegnamento, nella parte in cui Gesù dice: “Il Padre vostro sa le cose di cui avete bisogno, prima che le chiediate” (Matteo6,8). Quindi se Dio sa già ciò di cui abbiamo bisogno, perché preghiamo? In realtà (come sostiene Bernardini) il Signore sa ciò di cui noi abbiamo bisogno, siamo noi che spesso non lo sappiamo, o, non siamo in grado di esprimerlo con coerenza. Rivolgersi al “Padre Nostro” significa, innanzitutto, lasciar perdere ciò che per noi non è veramente essenziale e, su cui, ci affanniamo eccessivamente.

Il “Padre Nostro”, continua Bernardini, “è l’unica preghiera comune di tutte le varie confessioni cristiane perché è l’unica preghiera che si fonda su un insegnamento diretto di Gesù”. Le preghiere sono innumerevoli ed ognuna ha il suo valore ma quest’ultima ha una sua particolarità nel far riferimento a ciò che è veramente essenziale. “Noi caschiamo continuamente nei nostri errori e ripetutamente abbiamo bisogno di essere rialzati e avviati per la strada giusta, che è quella della ricerca di ciò che dà valore e senso alla nostra vita e a quella degli altri” (Bernardini, cit.). Pane, misericordia, giustizia, perdono e riconciliazione, la salute fisica e mentale, il sentimento della fratellanza. Questo è ciò di cui veramente necessitiamo. Questo dobbiamo principalmente chiedere rivolgendoci al Signore. Tutto ciò lo troviamo invocando il “Padre Nostro”: il pane quotidiano, il non indurci alla tentazione, la remissione dei debiti, la liberazione dal male.

Purtroppo, come ripete Bernardini, spesso “la preghiera è una pratica religiosa a rischio ipocrisia”. Anche Gesù era consapevole di questo: “Quando pregate, non siate degli ipocriti, poiché essi amano pregare per esser visti dagli uomini … Nel pregare non usate troppe parole come fanno i Pagani, i quali pensano di essere esauditi per il gran numero delle loro parole” (Matteo 6, 5-6)”. In questo senso il principale rischio ipocrisia lo si ha nel momento in cui si chiede a Dio qualcosa per cui non siamo disposti ad impegnarci. E qui veniamo al secondo aspetto fondamentale del nostro breve excursus sulla funzione della preghiera: l’impegno. Quando chiediamo qualcosa al Signore dobbiamo impegnarci concretamente per contribuire alla realizzazione del nostro invocare, con determinazione e senso di responsabilità.  Pregare richiede, altresì, un onesto e incessante lavoro su se stessi, un continuo “educarsi” al cospetto del Signore. Come scrisse Dostoevskij nel suo capolavoro I fratelli Karamazov (citazione ripresa anche da Mancuso in L’anima e il suo destino), la preghiera è principalmente un’educazione: “Giovane, non dimenticare la preghiera. In essa, se è sincera, fa capolino ogni volta un nuovo sentimento, e in questo anche un nuovo pensiero, che tu prima ignoravi e che ti riconforterà; e tu comprenderai che la preghiera è un’educazione” (F. Dostoevskij – I fratelli Karamazov). Il duplice contributo degli studiosi della Fede presi in questione, confluisce in quel desiderio incessante affinché vada a concretizzarsi un dialogo proficuo tra la concezione cristiana della vita e le grandi questioni (o problemi, per meglio dire) dati dalla condizione umana.

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