LA “RETE CHE ASCOLTA” E LA FUNZIONE DEL CONSULTORIO FAMILIARE DI ISPIRAZIONE CRISTIANA (di Antonio Picozzi – equipe Caritas Diocesana)

Mercoledì 1 luglio è partita la “Rete che ascolta”. Questo progetto della Chiesa italiana mette insieme il lavoro di comunicazione di ben 63 consultori familiari i cui operatori, hanno lo scopo di ascoltare le necessità delle famiglie e, nel limite del possibile, cercar di dare loro il giusto sostegno in questa drammatica fase segnata dalla crisi economica e dall’incertezza (gli operatori rispondono anche riguardo a problematiche legate alla disabilità). Incertezza acuita anche dalla tragica emergenza pandemica che stiamo attraversando. Il numero cui rivolgersi è 06 81159111 .

Questo servizio è nato grazie alla collaborazione tra l’Ufficio nazionale per la pastorale della famiglia, il Servizio nazionale delle persone con disabilità e la Caritas Italiana. Gli operatori rispondono tutti i giorni della settimana inoltre, gli stessi, sono formati appositamente proprio per dare delle risposte immediate: possono indirizzare i bisognosi ai consultori attivi sul territorio; possono richiedere la collaborazione di rete delle varie Caritas diocesane; possono richiedere l’assistenza di una equipe pastorale specializzata su dinamiche legate alla disabilità; oltre a tutto ciò, ovviamente, sono preparati a fornire il necessario supporto psicologico.

L’idea dei consultori familiari d’ispirazione cristiana nacque nella seconda metà degli anni ’70. Sul piano educativo-pedagogico essi sono in linea con il Magistero della Chiesa. Negli ultimi vent’anni sono andati a contraddistinguersi per il ruolo preventivo ed educativo, integrando i consultori pubblici inerentemente ad azioni di tipo sociale, sanitario, psicologico. Anche in questo settore, troviamo la Chiesa in aiuto delle istituzioni mondane: il consultorio familiare d’ispirazione cristiana è il luogo ove ogni operatore è adibito al sostegno della persona, della coppia, della famiglia, in un continuum di crescita e sviluppo secondo progetti di vita, perseguimento di traguardi positivi relativi alla maturazione sia personale che comunitaria.

All’interno dei consultori si opera seguendo il metodo del dialogo, dell’orientamento e, soprattutto, dell’ascolto. La persona, la famiglia e la coppia, ovviamente, hanno una dimensione cardine, attorno a cui ruota la nostra intera esistenza, quindi è facile comprendere l’importanza e la responsabilità di chi è chiamato a dar loro aiuto.  Quindi, la caratteristica fondamentale di chi opera in questi contesti, certamente è il partecipare in maniera “sentita” a casi presi in esame, rispettando, chiaramente, la libertà e le esigenze di tutti.

Nel 1991, l’Ufficio Nazionale per la pastorale familiare pubblicò il documento I consultori familiari sul territorio e nella comunità. Nel documento si sostiene che il consultorio familiare d’ispirazione cristiana, “non fa pensare ad un luogo clinico o di diagnosi o di terapia, ma rimanda ad un luogo dove accedere da protagonisti e non da pazienti, per situazioni di difficoltà che rientrano nelle circostanze ordinarie prima che nella patologia vera e propria” (da I consultori familiari sul territorio e nella comunità, ed. Dehoniane, Bologna, 1991).

Possiamo sostenere, in conclusione, che lo spazio di ascolto di cui abbiamo parlato all’inizio (il cui coordinamento si svolge a livello nazionale), rappresenta il frutto di una sinergica collaborazione tra l’esperienza ultraquarantennale dei consultori familiari d’ispirazione cristiana, la Caritas e i servizi per disabili. Un connubio che apre interessanti prospettive anche per il futuro in materia di promozione umana (della persona e della famiglia), solidarietà e condivisione delle risorse.

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