LA RISCOPERTA DEI “VECCHI” MESTIERI AL TEMPO DELLA CRISI (di Antonio PICOZZI – equipe Caritas Diocesana)

Com’è tristemente noto  la grave crisi economica che condiziona le nostre vite da tanti anni è lontana dal concludersi. Oltre a ciò,  l’attuale, terribile, emergenza pandemica legata alla diffusione del virus Covid-Sars 19,  ha accentuato il processo regressivo del nostro modello di sviluppo. Un modello nato oramai oltre due secoli fa con la Rivoluzione Industriale, la cui idea di fondo faceva e fa riferimento alla crescita esponenziale ma che, ad oggi, mostra pericolosi segni di usura.

Una crisi che, pur concedendo delle differenze sistemiche nelle varie aree geografiche coinvolte (ad es. qui in Italia è “appesantita” dall’enorme debito pubblico, problema che i paesi del Nord-Europa al momento attuale non hanno, o, perlomeno lo subiscono in maniera minore),  riguarda tutto il mondo occidentale e attraversa tutta la nostra amata penisola, poi, com’è noto, nel meridione è particolarmente evidente. Una crisi che si manifesta soprattutto come mancanza di lavoro.  Mancanza di lavoro che colpisce principalmente i giovani (i dati nazionali indicano soprattutto la fascia d’età che va dai 15 ai 29 anni) ma che va ad estendersi, ovviamente, anche ai meno giovani, a coloro i quali il lavoro lo hanno perduto a causa delle contingenze sopraelencate (per restare all’attualità basti pensare alle categorie che, a causa delle chiusure connesse all’emergenza sanitaria, difficilmente torneranno al precedente percorso lavorativo). È chiaro che questi sono concetti generali risaputi ai più; vediamo, quindi, in questo senso, in che modo queste brevi riflessioni “globalizzanti” s’inseriscono nelle righe seguenti.

Nel corso degli anni, durante lo svolgimento del progetto pedagogico della Caritas Diocesana Genitori e figli, un’icona della Sacra Famiglia, soprattutto con gli alunni di Terza media (i quali, nel loro piccolo, al termine della Scuola secondaria di 1° grado, sono comunque chiamati a scelte importanti che riguardano il loro futuro) questi argomenti sono stati spesso trattati. In particolare, inerentemente al mondo del lavoro (e alle opportunità ad esso legate), si è fatto capire loro che se da una parte c’è un universo tecnologico fatto di computer in connessione perenne, smartphone, social e tutta una serie di strumenti inimmaginabili anni fa, dall’altra ci si rende conto che le opportunità  di lavoro che le generazioni precedenti hanno avuto erano maggiori. È una triste contraddizione ma è chiaro che la sola tecnologia non basta.

Nello specifico gli si è fatto comprendere che una buona risposta alla mancanza di lavoro è stata data in questi ultimi anni dalla riscoperta dei cosiddetti “vecchi” mestieri, soprattutto quelli che facevano i nostri nonni, messi un po’ da parte successivamente ma che oggi stanno tornando. Pensiamo a tutta una serie di forme di artigianato tornate alla ribalta che non solo consentono di lavorare ma anche di mantenere viva la tradizione. Ovviamente per dare forza a queste considerazioni, la sola spiegazione concettuale non è bastata, si è scelto di porre i discenti innanzi all’operatività di queste persone.

Nel nostro vasto territorio sidicino ci siamo guardati un po’ intorno e abbiamo incontrato alcune persone che questi “vecchi” mestieri li fanno da una vita, e, abbiamo pensato che scambiare due chiacchiere con loro (utilizzando il metodo dell’intervista diretta concernente le loro esperienze professionali) potesse essere interessante e formativo. I signori in questione sono: il calzolaio Antonio Pirone, il sarto Gino Loffredo, il maestro cartapestaio Peppino Vigliano, il pizzaiolo Mario Rendina.

In questo cammino intrapreso costoro si sono dimostrati ottimi compagni di viaggio. Gentilissimi, cortesi e disponibili, ci hanno regalato minuti del loro tempo prezioso. La loro realtà giornaliera è costituita dalla pura abilità manuale e da relazioni umane vissute in maniera semplice e diretta, doti emblematiche dell’antica tradizione artigiana; tutte cose che nella società di oggi devono essere riscoperte e salvaguardate. 

Questi stimati professionisti del piccolo mondo sidicino hanno raccontano le loro esperienze umane e professionali incalzati dalle curiosità dei piccoli alunni delle scuole medie ed elementari appartenenti al sopraindicato progetto pedagogico della Caritas Diocesana .

Per gli operatori coinvolti in questa esperienza didattica/formativa è stata anche un’occasione per valutare le competenze acquisite dagli alunni oltreché testimoniare un intento educativo schietto e culturalmente vivace.

L’esperimento culturale, pur nella molteplicità delle tematiche affrontate soprattutto in relazione  alle differenze umane e professionali dei soggetti intervistati, rimanda ad un criterio unitario: l’esperienza lavorativa e le abilità professionali, ponendo l’accento soprattutto sul principio formativo (di pestalozziana memoria) “cuore, mente, mano”, elemento cardine della pedagogia dell’esempio.

Ogni intervista si è configurata come un “medaglione” ove, presente una parte introduttiva svolta con un necessario supporto degli operatori/insegnanti, l’articolazione delle domande e la trascrizione della fonte sono frutto solo del lavoro dei ragazzi. 

Ci auguriamo comunque, in conclusione, che oltre alla gioia e alla simpatia per le soddisfazioni mondane ottenute dai ragazzi, questo lavoro possa configurarsi per il lettore anche come momento di riflessione e condivisione culturale inerentemente alle tematiche affrontate. Ovviamente, in questo percorso, il termine cultura è da intendersi principalmente nella sua accezione antropologica: fornire conoscenze, valori e simboli che guidano ed orientano l’agire umano.

Del resto, nell’ottica generale di questi anni, l’oggetto educativo dominante di Genitori e figli, un’icona della Sacra Famiglia, non è stato tanto quello di offrire agli allievi una quantità sempre più ampia di conoscenze, bensì cercare di impiantare in loro un profondo stato interiore, una polarità d’animo, un’attitudine ad orientarsi in un senso definito. Nel caso specifico di queste interviste, gli alunni, con le loro curiosità, hanno avuto modo di cominciare a prendere confidenza con il fondamentale concetto di sapienza. Le persone intervistate, ognuna nel suo campo, ovviamente, è portatrice di una sapienza, da intendersi non solo come conoscenza e competenza ma anche come vera e propria saggezza.  

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