LA SALUTE NELLA TERZA ETA’: IL DOTT. MAURIZIO SIMONE RISPONDE (di Antonio Picozzi – equipe caritas diocesana)

Nell’Italia dell’ultimo mezzo secolo, grazie alla ricerca scientifica e al progressivo miglioramento delle condizioni di vita, l’elevazione della vita media è pari a 82,5 anni (79,5 per gli uomini e 85,6 per le donne). Si stima, tra l’altro, che nel 2050 gli “over” 65 saranno il 35,9% della popolazione. Di contro, su questi calcoli, si arriva facilmentealla conclusione che nel 2050, appunto, la categoria degli ultrasessantacinquenni sarà di gran lunga superiore a quella dei minori di vent’anni (ovviamente, scompensi di questo tipo, necessitano di approfondimenti sociologici impossibili da condensare in queste poche righe). Tuttavia, nonostante questi encomiabili traguardi raggiunti dal progresso, avanzare nel tempo può non essere un’impresa semplice, né fisicamente, né psicologicamente. Sul piano delle politiche sociali il modello migliore cui aspirare è certamente quello di una società che sia sempre più “morbida”, libera, accogliente e che non dia peso, soprattutto, all’anagrafe di una persona; poiché l’immenso valore di ogni esistenza individuale nella sua unicità, insostituibilità e irripetibilità non ha certamente nell’età la sua unità di misura.Sul piano più strettamente sanitario, in quest’ottica, avendo come fine il continuo miglioramento della qualità di vita, è di fondamentale importanza far riferimento al parere degli esperti in materia. Per questo motivo, nell’occasione odierna, abbiamo ascoltato il Dott. Maurizio Simone. Laureato alla Federico II, una specializzazione sulle RSA presso la Pontificia Università Gregoriana, e, soprattutto, una lunghissima esperienza nel campo della medicina geriatrica.

1) CI PUO’ DESCRIVERE I MOTIVI CHE L’HANNO PORTATA A SCIEGLIERE GERIATRIA COME SPECIALIZZAZIONE?

Io sono figlio unico e sono cresciuto con tanti anziani in famiglia. Credo di aver seguito l’esempio dei miei genitori che hanno assistito amorevolmente tutti gli anziani di casa. I miei genitori mi hanno trasmesso quella sensibilità relativa alla cura delle persone anziane. Diciamo che c’è stata, in questo senso, una predisposizione culturale. Oggi un po’ meno, tuttavia, quando io intrapresi questa strada, la specializzazione in Geriatria era vista un po’ in sordina da molti colleghi, per diversi motivi, riguardanti soprattutto le finalità della terapia. Il geriatra prende in carico l’anziano nella sua complessità, quindi fa riferimento ad un tipo dimedicina soprattutto olistica; spesso non può garantirne la guarigione poiché si ha a che fare con delle patologie croniche. Abbiamo a che fare con delle patologie da cui difficilmente si riesce a guarire, tuttavia si deve cercare di migliorare la situazione in toto. Il geriatra deve, altresì, essere in grado di fare una valutazione del paziente sia di tipo multidimensionale che multidisciplinare.

2) IL COVIDSARS-19 HA AVUTO EFFETTI DEVASTANTI, CREANDO UN NUMERO MAGGIORE DI VITTIME SOPRATTUTTO NEGLI OVER 65; COSA CI HA INSEGNATO QUESTA TERRIBILE ESPERIENZA E QUALI SONO GLI ERRORI DA NON RIPETERE SUL PIANO SANITARIO VISTO CHE L’EMERGENZA E’ ANCORA IN ATTO.

Nel Meridione, almeno per adesso, fortunatamente, non abbiamo sofferto l’impatto maggiore del Covid. Errori sono dipesi da cattive politiche sanitarie delle regioni maggiormente colpite. Alcune hanno dimostrato di avere una struttura sanitaria territoriale ben delineata e forte, altre sono state colte di sorpresa durante l’insorgenza pandemica. Sono stati fatti, al tempo, pochi tamponi e solo agli ammalati gravi. I medici di base non hanno avuto un supporto adeguato, l’attenzione maggiore in termini di potenziamento è stata rivolta soprattutto alle strutture ospedaliere. Altro errore è stato permettere agli ammalati appena usciti dall’ospedale di entrare nelle RSA; il classico cerino che si inserisce in un pagliaio …Gli stessi operatori, in molte occasioni, non hanno avuto gli strumenti di sicurezza necessari ad affrontare questa enorme tragedia sanitaria.

3) ALLO STATO ATTUALE, QUALI SONO LE MALATTIE PIU’ COMUNI NELLA TERZA ETA’ E QUALE DEVE ESSERE LO STILE DI VITA CORRETTO DELL’ANZIANO PER LIMITARNE IL PIU’ POSSIBILE I RISCHI.

Lo stile di vita è essenziale. Il motivo per il quale l’età media si è di molto allungata lo si deve al fatto che è cambiato lo stile di vita in meglio. Oggi l’aspettativa di vita è di 80/82 anni per gli uomini e di 85/86 anni per le donne.Tra le malattie più comuni, purtroppo, in aumento ci sono l’Alzheimer e le demenze in senso generale, il diabete, le malattie cardiovascolari, le malattie polmonari e le malattie tumorali, chiaramente più si avanza in età più aumentano i rischi di neoplasie.L’attività fisica è importante, senza diventare una fissazione però. Ci sono alcuni per la forma fanno cose eccessive; bisogna fare attività fisica ma con moderazione. Per quanto riguarda l’alimentazione è fondamentale la dieta mediterranea; frutta e verdura andrebbero consumate cinque volte al giorno, è necessario, inoltre, diminuire l’introito di carboidrati e grassi e assumere un certo numero di proteine, da non cercare tra la carne rossa però, bensì privilegiare le carni bianche.

4) L’ALZHEIMER: LA MATTIA CEREBRALE PER ECCELLENZA CHE COLPISCE LE PERSONE ANZIANE. QUALI SONO I SINTOMI, QUALI I FATTORI DI RISCHIO, IN CHE MODO OGGI VIENE AFFRONTATA SUL PIANO DELLA TERAPIA.

Una vera e propria cura, purtroppo, ad oggi non c’è. Si hanno dei farmaci che tendono a rallentare, a contenere questa malattia, però una cura per bloccarla ancora non esiste. In generale, si potenziano le cellule residue che sono ancora in grado di funzionare. L’esordio della malattia dipende molto dall’età. A volte può esordire anche in età piuttosto giovane, anche a 55 – 60 anni. Progressivamente la persona si rende conto di non avere più le stesse capacità cognitive e mnesiche di prima, si accorge di perdere colpi, per così dire, soprattutto in ambito lavorativo. Nei “grandi” anziani, invece, viene diagnosticata con tempi più lunghi; in genere,gli stessi familiari di queste persone tendono ad associare i sintomi insorgenti quali la perdita di memoria a breve termine e il disorientamento, solo all’età avanzata, trascurando i necessari approfondimenti. L’importante è fare la diagnosi all’inizio e non è facile farla all’inizio, proprio per questi motivi. Per la diagnosi vanno fatti i test neuropsicologici. La PET-TAC, in particolare, ci dà, poi, un’idea funzionale del cervello, e, ci dice quali sono le aree cerebrali compromesse o che funzionano meno.

5) STUDI RECENTI CI DICONO CHE “L’ASTICELLA” DELLA TERZA ETA’ SI E’ SPOSTATA A 75 ANNI. ALCUNI SUOI COLLEGHI RITENGONO CHE MOLTI 65ENNI DI OGGI HANNO LA FORMA FISICA DI UN 45ENNE DI TRENT’ANNI FA. QUAL E’ LA SUA OPINIONE IN MERITO?

Sì, il Prof. Marchionni (Niccolò Marchionni, professore ordinario dell’Università di Firenze e direttore del dipartimento cardiovascolare dell’Ospedale Careggi –NDR) della Società Italiana di Geriatria, sostiene che un sessantacinquenne in buona salute di oggi equivale ad un quarantacinquenne di trent’ anni fa. Iocondivido questa visione.Diciamo che è cambiato il concetto di anzianità; oggi va inteso in senso dinamico. Veramente “vecchio” è la persona che davanti a sé ha non più di dieci anni di vita. Non è legato più ai 70 o 75 anni perché ognuno di noi ha un’età biologica che non corrisponde all’età anagrafica, bensì all’aspettativa di vita che può avere rispetto a determinate situazioni, quali il decadimento cognitivo, le capacità motorie e via dicendo.

6) PER MOLTE PERSONE, PUR VIVENDO IN DISCRETE CONDIZIONI DI SALUTE, AVANZARE NEL TEMPO DAL PUNTO DI VISTA PSICOLOGICO NON E’ FACILE. AUMENTANO MALI SOCIALI COME SOLITUDINE E DEPRESSIONE. QUAL E’ SECONDO LEI L’ATTEGGIAMENTO GIUSTO PER AFFRONTARE L’INVECCHIAMENTO? IN ALTRI TERMINI, C’E’ UN MODO PER PREPARARSI ALLA VECCHIAIA?

La vecchiaia fa paura un po’ a tutti … Ci sono persone che riescono a viverla “con successo”; cioè sono capaci di metabolizzare ed integrare tutte le esperienze acquisite e riescono a vivere in un certo modo: non sono di peso, anzi, sono d’aiuto alla famiglia, vivono ogni aspetto di questa fase in maniera tranquilla,cercano nuovi impegni magari sostenendo chi è in difficoltà. Raggiungono, in poche parole, la vera saggezza. Altri anziani, purtroppo, “subiscono” il processo d’invecchiamento; soffrono la perdita del ruolo che avevano in precedenza, diminuiscono drasticamente le relazioni sociali, sono fortemente condizionati dalla morte di amici e conoscenti coetanei, si isolano e non riescono a reagire. Altri ancora, semplicemente, negano la vecchiaia; nei costumi e nel modo di fare seguono un filone giovanilistico, tentano di fare una vita da giovani, in pocheparole… Ecco, questa cosa produce un beneficio transitorio, poiché è uno stile di vita che non può reggere a lungo andare, infatti, terminato l’entusiasmo iniziale, piombano in un periodo di frustrazione piuttosto lungo, salvo poi cercare di assumere di nuovo quegli atteggiamenti giovanilistici.Il segreto per una buona vecchiaia, oltre allo stile di vita e alle indicazioni mediche di cui abbiamo parlato in precedenza, io lo assocerei a due norme comportamentali: innanzitutto amare qualcuno, avere degli affetti, e poi cercare di fare sempre qualcosa di piacevole, che dia soddisfazione. Accettare la vecchiaia è la cosa migliore. Alla luce di tutto ciò che si è vissuto bisogna vivere l’età anziana; senza dinieghi, senza rimpianti e senza nostalgie.

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