L’ANGOSCIA E LA FEDE AL TEMPO DEL CORONAVIRUS

L’esistenza terrena ha dei nuclei tragici ineludibili. Tra questi, i principali sono il dolore, la sofferenza, la malattia e, ineludibilmente, la morte. La maggior parte di noi vive continuamente evitando questi pensieri, anzi, questi termini vengono, il più delle volte, espulsi sia dal linguaggio che dalla percezione; di conseguenza nel momento in cui abbiamo a che fare con questi eventi la paura si acuisce in maniera esponenziale ed ha effetti devastanti sulla nostra psiche. In realtà, ragionando in termini psicologici, più che di paura bisognerebbe parlare di angoscia. La paura spesso va a configurarsi come un meccanismo  di difesa. È una reazione naturale ad una minaccia che ci fa mettere in atto tutta una serie di strategie per tenerci lontani dai pericoli. Ha quindi una valenza positiva.  L’angoscia, invece, di positivo non ha nulla. Essa ci paralizza, offusca la nostra mente, “inquina” il pensiero, destruttura la nostra capacità di giudizio e, nella maggior parte dei casi, ci fa perdere il contatto con la realtà. In altri termini, i “fantasmi” del recente passato (la prima “ondata” del Covid, i lutti, il conseguente lockdown e, l’illusoria convinzione, emersa la scorsa estate, che il dramma si fosse quantomeno attenuato) si fondono con le nuove angosce legate al tempo a venire (la seconda “ondata” del virus, l’incremento del contagio e delle vittime, l’acuirsi della crisi economica a causa delle inevitabili nuove chiusure) ed hanno, sulle persone, un effetto devastante.   

Il Coronavirus, o meglio, il CovidSars19, oltre ai danni sanitari, all’enorme tributo pagato in termini di perdite di vite umane, alla conseguente crisi economica (in un modello di sviluppo che già in precedenza manifestava pericolosi segni di usura), ha anche destrutturato il nostro mondo mentale. Questa pandemia, ci sta, sempre di più facendo vedere quanto la realtà della nostra esistenza terrena su cui saldamente ritenevamo essere ancorati, sia fragile, effimera, caduca. Tuttavia, l’essere ossessionati da pensieri negativi l’unico effetto che produrrà sarà quello di farci star male ancora di più. È una condizione che va accettata e affrontata. La rimozione e, ancor peggio la negazione, altro non fanno se non produrre danni ulteriori. Questo è ancor più valido in una situazione come l’attuale, ove dal comportamento individuale e, dalle libertà ad esso connesse, dipende il destino di tutti.  Ecco, a tale proposito, possiamo fare una ulteriore riflessione sul cosiddetto negazionismo, ossia quel “movimento” di persone che, o negano del tutto l’emergenza pandemica o ritengono largamente sproporzionate le misure restrittive legate alla stessa. Spiegare cosa spinga determinati individui ad assumere certune posizioni “poco” razionali è difficile, tuttavia alcune ipotesi ci sia consentito azzardarle. In primo luogo la ragione potrebbe essere di carattere psicologico o, per meglio dire di carattere psicodinamico: l’inconscia paura della morte porta certuni individui a negare una realtà evidente come quella che da tanti mesi stiamo vivendo; negare la realtà per paura della stessa. La seconda ipotesi ha una spiegazione molto più prosaica: durante la prima “ondata”, in generale, nel rispetto delle regole, si era molto più coesi; poi c’è stata una sorta di corto circuito comunicativo che ha portato il racconto dell’emergenza sanitaria sul piano dello scontro politico e questo, di fatto, ha depotenziato la percezione della reale pericolosità del Covid, rendendola opinabile.

Del resto, come scrisse H. Feifel: “La vita non è capita veramente e vissuta pienamente se l’idea della morte non è affrontata con onestà”. E qui, naturalmente, oltre alla psicologia ed alla filosofia, si rende soprattutto necessaria una riflessione cristiana rivolta ai fedeli in questo momento particolarmente drammatico del nostro cammino terreno. Quindi si rende necessario un messaggio di fede che miri ad un’unione nella preghiera; distanti fisicamente ma aggregati nel pensiero, seguendo la prospettiva di un reciproco sostegno, valutando tutti i segni dell’umana finitudine nel senso religioso più ampio. Poiché l’accettazione della malattia, del dolore, della morte, dipende sì dall’integrità psicologica individuale ma si estende, altresì, al sentimento religioso insito in ognuno di noi, ed è questo sentimento che ci aiuta ad accettare l’esistenza terrena nei suoi limiti ineludibili.  

“Capire che cosa Dio ci stia dicendo in questi tempi di pandemia diventa una sfida anche per la missione della Chiesa. La malattia, la sofferenza, la paura, l’isolamento ci interpellano. La povertà di chi muore solo, di chi è abbandonato a se stesso, di chi perde il lavoro e il salario, di chi non ha casa e cibo ci interroga. Obbligati alla distanza fisica e a rimanere a casa, siamo invitati a riscoprire che abbiamo bisogno delle relazioni sociali, e anche della relazione comunitaria con Dio. Lungi dall’aumentare la diffidenza e l’indifferenza, questa condizione dovrebbe renderci più attenti al nostro modo di relazionarci con gli altri. E, la preghiera in cui Dio tocca e muove il nostro cuore, ci apre ai bisogni di amore, di dignità e di libertà dei nostri fratelli, come pure alla cura per tutto il creato. L’impossibilità di riunirci come Chiesa per celebrare l’Eucarestia (nella prima fase del lockdown NDR) ci ha fatto condividere la condizione di tante comunità cristiane che non possono celebrare la Messa ogni domenica. In questo contesto, la domanda che Dio pone è: ‘Chi manderò?’, ci viene nuovamente rivolta e attende da noi una risposta generosa e convinta : ‘Eccomi, manda me! (Is 6,8)’. Dio continua a cercare chi inviare al mondo e alle genti per testimoniare il suo amore, la sua salvezza dal peccato e dalla morte, la sua liberazione dal male (cfr Mt 9, 35-38; Lc 10, 1-12). Questa è la sfida missionaria della Chiesa oggi, al tempo della terribile pandemia” (La sfida missionaria della Chiesa oggi, “Eccomi manda me”, ottobre 2020).

ANTONIO PICOZZI (EQUIPE CARITAS DIOCESI TEANO-CALVI)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *