L’INDAGINE SOCIALE DELLA CARITAS AL TEMPO DEL CORONAVIRUS (di Antonio Picozzi – equipe caritas diocesana)

Il Coronavirus, o meglio, il CovidSars19, oltre ai danni sanitari, all’enorme tributo pagato in termini di perdite di vite umane, alla conseguente crisi economica ( in un modello di sviluppo che già in precedenza manifestava pericolosi segni di usura), ha anche destrutturato il nostro mondo mentale.

L’esistenza terrena ha dei nuclei tragici ineludibili e, tra questi, i principali sono la malattia e, inevitabilmente, la morte. La maggior parte di noi vive continuamente evitando questi pensieri, anzi, questi termini vengono, il più delle volte, espulsi sia dal linguaggio che dalla percezione; di conseguenza nel momento in cui abbiamo a che fare con questi eventi la paura si acuisce in maniera esponenziale ed ha effetti devastanti sulla nostra psiche. Ovviamente, la paura è una reazione naturale ma non bisogna restarne ostaggio; fortunatamente questo concetto è stato ben interiorizzato nei giorni più duri della pandemia, sia dai cittadini che dalle istituzioni poiché il motore dei servizi essenziali (sanità, sicurezza, beni alimentari, ecc.) non si è mai fermato. Quella che proponiamo nelle righe successive è una testimonianza dell’impegno della Chiesa al fianco delle istituzioni mondane, frutto di un’indagine sociale realizzata  dalla Caritas Italiana dal mese di marzo al mese di giugno (nella fase più acuta della pandemia) e, pubblicata lo scorso 1 luglio.  

Nei giorni caratterizzati dall’emergenza sanitaria, tutt’oggi ancora in atto, in supporto alle istituzioni preposte, anche la Caritas Italiana (con le sue declinazioni diocesane territoriali) ha cercato di dare una risposta alle istanze economiche e psicologiche scaturite dalla crisi.

Dal 3 al 23 giugno è stata condotta un’indagine sul territorio riguardante i mutamenti dei bisogni, l’acuirsi delle fragilità e le richieste; come metodo di ricerca è stato utilizzato un questionario, inviato appunto ai direttori responsabili delle Caritas diocesane sul territorio, inerente proprio l’analisi dei tre ambiti sopraindicati. I bisogni, le fragilità e le richieste, sono quelli intercettati dai Centri di ascolto, vero e imprescindibile presidio per questo tipo di servizi, e, da ciò, scaturiscono alcune importanti riflessioni. Com’è ormai risaputo ai più, l’impatto del CovidSars19 sulla creazione di nuovi poveri è stato devastante. Per quanto questo dramma sia ampiamente dibattuto a livello mediatico, la realtà giornaliera mostra dei connotati ancor più drammatici; terribile è anche la sensazione che questa crisi abbia preso una direzione esponenziale, i cui effetti li vedremo soprattutto nei mesi a venire.

I dati raccolti fanno riferimento ad un insieme di 169 Caritas diocesane e, si segnalano questi dati (fonte: Covid19 – Nuovo Monitoraggio Caritas, comunicato n. 22 del 01 luglio 2020): aumento dei problemi legati alla perdita del lavoro e delle fonti di reddito (95,9% delle Caritas), difficoltà di pagamento affitto/muto, disagio di tipo psicologico-relazionale, difficoltà scolastiche, solitudine, depressione, rinuncia e rinvio di cure e assistenza sanitaria (oltre il 50%).

Inerentemente al mondo del lavoro, ai centri Caritas si sono rivolti in maggioranza, disoccupati in cerca di nuova occupazione, persone con impiego irregolare a causa della pandemia, lavoratori precari/saltuari privi di ammortizzatori sociali, lavoratori dipendenti in attesa della cassa integrazione (ordinaria e in deroga), lavoratori autonomi stagionali in attesa del bonus 600/800 euro, pensionati, inoccupati in cerca del primo impiego, casalinghe, persone con impiego irregolare.

Altre problematiche sociali emerse: difficoltà di persone in situazione di disabilità/handicap, mancanza di alloggio per i senza fissa dimora, indebitamento e diffusione dell’usura, violenza e maltrattamenti in famiglia, difficoltà nelle visite a parenti detenuti, diffusione del gioco d’azzardo e scommesse.

Per quanto concerne l’azione delle Caritas diocesane sul territorio, c’è da dire che al fianco degli operatori, di fondamentale importanza è stato l’impiego dei volontari, giovani e relativamente giovani che sono andati a sostituire molti over 60 che in via precauzionale dovevano necessariamente restare a casa.

Anche tra le fila della Caritas ci sono state vittime del CovidSars19: 179 Positivi di cui 95 ricoverati e 20 deceduti (fonte: Covid19 – Nuovo Monitoraggio Caritas, comunicato n. 22 del 01 luglio 2020).

Sempre dall’indagine sopraindicata, nel periodo marzo/maggio 2020, è emerso che 92.000 famiglie in difficoltà hanno avuto accesso a fondi diocesani, oltre 3.000 famiglie hanno usufruito di attività di supporto per la didattica a distanza e lo smart working, 537 piccole imprese hanno avuto un sostegno.

Complessivamente, grazie ad iniziative solidali e al contributo che la CEI ha messo a disposizione dai fondi dell’otto per mille che i cittadini destinano alla Chiesa cattolica, sono stati forniti molteplici servizi: pasti da asporto (compresa la consegna a domicilio), servizi di ascolto e accompagnamento telefonico, acquisto di farmaci, rimodulazione dei servizi per i senza fissa dimora, accompagnamento alla dimensione del lutto, accoglienza infermieri e medici, alloggi per quarantena/isolamento, aiuti per lo studio/doposcuola, supporto/orientamento rispetto alle misure messe in atto dalle amministrazioni/governo (Fonte: Covid19 -Nuovo Monitoraggio Caritas, Comunicato n.22 01 luglio 2020). L’emergenza pandemica è ancora lontana dal concludersi, e ancora tanto resta da fare, tuttavia, dai dati raccolti, si evidenzia ancora una volta l’impegno di Caritas Italiana e di tutte le Caritas diocesane sul territorio, le quali, innanzi a questi drammatici eventi hanno continuato a sostenere le persone più in difficoltà.

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