SCUOLA E UNIVERSITÀ’: L’IMPORTANZA DELLA CULTURA UMANISTICA (di Antonio Picozzi – equipe caritas diocesana)

PARTE PRIMA

Prima di addentrarci in questa panoramica concettuale sull’importanza della cultura umanistica, si rendono necessarie alcune brevi riflessioni da “addetti ai lavori”, per così dire. Innanzitutto con il termine cultura non si fa riferimento solo all’universo cartaceo, libresco, riguardante l’istruzione in genere. Cultura è da intendersi nella sua accezione antropologica. In questo senso la cultura fornisce la conoscenza, trasmette i valori e i simboli che orientano ogni vita umana nel suo continuo divenire storico. L’aggettivo umanistico invece, non deve essere considerato solo esclusivo dell’elite, degli studiosi e dei professori, bensì dovrebbe essere riconosciuto come un elemento di preparazione alla vita di tutti gli uomini. Approssimativa è anche quella rigida separazione tra Umanesimo e Scienza. Oggi, le Scienze Umane e Sociali sono dette Idiografiche (cioè si propongono di ricostruire o descrivere gli eventi nella loro particolarità), mentre le Scienze Fisiche e Naturalistiche sono dette Nomotetiche (servono ad elaborare leggi che abbiano un validità generale, non legata al singolo evento). Questa distinzione la dobbiamo al filosofo tedesco Wilhelm Windelband. Altra doverosa precisazione è relativa al fatto che non tutti saperi si possono definire scienza. Una scienza per essere tale deve avere dei parametri certificati, dalla comunità scientifica, appunto, che ne assecondino il proprio Statuto Epistemologico (il campo d’indagine, l’oggetto di studio, il linguaggio “tipico”, la logica euristica, i metodi d’indagine, il paradigma di legittimazione).

Questo tipo di problematiche, dal carattere logico-epistemologico, furono spesso affrontate dai grandi esponenti della cultura occidentale (che poi è quella che più ci riguarda da vicino). Nell’Europa positivista, a cavallo tra Ottocento e Novecento, in forza degli enormi successi delle scienze naturali, si pensava che fosse possibile una conoscenza razionale dell’intera realtà, scevra da ogni tipo di metafisica e in grado di superare ogni caso individuale. Il Naturalismo come metodo ma anche come Weltanschauung (riferimento educativo) puntava al potere assoluto su tutte quelle sfere della vita e del pensiero. Una pretesa quantomeno azzardata, “smontata” pezzo su pezzo da un grandissimo esponente del pensiero occidentale; Max Weber. In difesa delle scienze umane, Weber ne dimostrò la specifica particolarità e autonomia riguardante il loro oggetto d’indagine. Secondo il suo ragionamento le scienze sociali si occupano di determinati aspetti del comportamento umano culturalmente significativo e, il loro fine conoscitivo non è, come nel caso delle scienze naturali, un sistema di concetti e leggi generali ma la specificità di connessioni e fenomeni concreti. In altri termini, le scienze sociali si occupano dell’agire umano, che noi possiamo comprendere solo grazie a particolari processi intellettuali non applicabili ai fenomeni naturali; le famose connessioni di senso. Le connessioni di senso rappresentano, appunto, l’interpretazione del senso del comportamento umano.

Del resto, la prerogativa dell’essere umano è il Libero Arbitrio. Il libero arbitrio non si spiega mediante le formule matematiche, anzi, il più delle volte infrange le leggi di natura e fa, come sosteneva Heinrich Wilhelm Roscher, “da sfondo misterioso della Sovranità Divina nella storia”.
Tornando all’attualità, per i giovani che hanno concluso la fase d’istruzione secondaria di secondo grado, culminata appunto con l’esame di maturità, questo è un momento cruciale per le scelte future riguardanti la continuazione del percorso d’istruzione. Negli ultimi anni, buona parte del mondo dell’informazione, in merito, tende a sconsigliare l’opzione umanistica (Lettere, Filosofia, Scienze Sociali, Giurisprudenza, ecc.), poiché, si dice, “sforna” degli intellettuali privi di mercato. In realtà, discorsi di questo tipo, necessitano di analisi specifiche ed approfondite. Già all’inizio del terzo millennio, un grande studioso dell’Educazione e della Formazione come Edgar Morin, con l’opera La testa ben fatta, riforma dell’insegnamento e riforma del pensiero, affrontò questo spinoso argomento. Morin ritiene che “la poesia, il cinema e la letteratura non devono essere considerati solo come oggetti d’analisi grammaticale, sintattica o semiotica, ma come scuola di vita in tutti i sensi”. L’adolescente, attraverso lo studio delle opere di scrittori e poeti si arricchisce aumentando la propria capacità di esprimersi, migliorando così la relazione con gli altri. L’Umanesimo, continua Morin: “E’ la Scuola della scoperta del sé, in cui l’adolescente può riconoscere la sua vita soggettiva attraverso quella dei personaggi di romanzi o film. Può scoprire la rivelazione delle proprie aspirazioni, problemi, verità, non solo in un libro che espone idee, ma anche, e talvolta più profondamente, in un poema o in un romanzo. Alcuni libri costituiscono ‘esperienze di verità’, dando forma e svelandoci una verità ignorata, nascosta, profonda, informe, che portiamo dentro di noi e che ci procura la doppia estasi della scoperta della nostra verità nella scoperta di una verità esterna a noi, che si accoppia alla nostra verità, la incorpora e diviene la nostra verità” (E. Morin, La testa ben fatta cit.). In altri termini, l’Umanesimo ci rende più in grado di capire la complessità umana; poiché la conoscenza della condizione umana nella sua complessità è parte integrante del nostro essere nel mondo.
Nessuno di noi può sottrarsi alla necessità utilitaristica del sapere, quindi è giusto che il giovane sia orientato in maniera corretta nella scelta del proprio percorso di studi valutando la difficile realtà che lo circonda nelle sue complesse dinamiche, affinché egli sia messo nella migliore condizione nel raggiungimento dei successi mondani, o quantomeno, il raggiungimento di condizioni di vita dignitose. L’invito di Morin (che poi è lo stesso di questa nostra breve ed umile riflessione) è quello ad approfondire lo studio delle materie umanistiche anche a chi ha fatto scelte diverse in senso scientifico o tecnico, poiché migliorano la nostra vita.
PARTE SECONDA
Come “appendice” all’articolo sull’importanza della cultura umanistica, proponiamo, nelle righe seguenti, una interessante teoria, tra le tante che costellano il vastissimo universo delle scienze sociali. Teorie, che il più delle volte, attraversando il sentiero delle neuroscienze sconfinano nella morale. La teoria in questione riguarda le diverse declinazioni dell’intelligenza umana.
I diversi tipi d’intelligenza
“Quella persona è molto intelligente”, o, ancor peggio “quella persona è poco intelligente”; tutt’oggi sono espressioni ancora d’uso tra la gente comune (si spera, ovviamente, non in contesti istituzionali), tuttavia, sul piano del ragionamento scientifico lasciano il tempo che trovano. Oggigiorno noi sappiamo, grazie a delle scoperte, non più tanto recenti ma ancora poco divulgate al di fuori della comunità scientifica, che l’intelligenza è multifattoriale.
Negli ultimi decenni, la maggior parte delle teorie didattiche, pedagogiche e concernenti la filosofia dell’educazione, hanno dimostrato che la capacità di apprendimento cambia da individuo a individuo, non solo come intensità perché un soggetto apprende più velocemente di un altro, ma prima ancora come prospettiva perché ogni soggetto ha un tipo d’intelligenza diversa da un altro. Queste considerazioni si basano, soprattutto, sugli studi del neuropsicologo statunitense Howard Gardner.

Con il volume Formae Mentis, uscito nell’ormai lontano 1983, Gardner formulò la teoria delle intelligenze multiple. Grazie ad un approccio multidisciplinare, servendosi di scienze assai diversificate tra loro, come la biologia, l’antropologia e la psicologia, arrivò a sostenere che gli uomini possiedono tante intelligenze, ognuna delle quali è deputata ad una specifica attività cognitiva. In questo senso egli riteneva, altresì, che non fosse possibile misurare l’intelligenza mediante il classico QI (quoziente intellettivo).
Lo scienziato individuò nove tipi d’intelligenza così sintetizzati:
1) Intelligenza logico-matematica: la cui abilità consta nel riscontrare e valutare gli oggetti astratti e concreti. Essa serve ad individuare principi e relazioni tra gli oggetti.
2) Intelligenza linguistica: è la spiccata capacità di usare le parole ed il linguaggio. Le persone dotate in questo senso, possiedono un ampio repertorio linguistico e sono in grado di modularlo a seconda dei casi.
3) Intelligenza musicale: è la bravura nel comporre e analizzare i brani musicali. Essa fa riferimento anche all’abilità di ascoltare e discernere facilmente i suoni, a seconda dell’altezza, del timbro e del ritmo.
4) Intelligenza spaziale: consiste nell’abilità di cogliere e raffigurare gli oggetti visivi. Le persone dotate in questo senso, sono in grado di visualizzare e modificare idealmente questi oggetti anche quando non li hanno davanti agli occhi.
5) Intelligenza cinestesica: è quella preposta al controllo e al coordinamento dei movimenti corporei. La bravura nel manipolare e modificare gli oggetti adattandoli ai propri scopi fa parte di questo tipo d’intelligenza.
6) Intelligenza interpersonale: è la capacità di comprendere gli stati d’animo, le emozioni e le motivazioni degli altri. In altri termini; è la bravura nel comprendere i sentimenti altrui.
7) Intelligenza intrapersonale: è la capacità di “capirsi”, cioè capire le proprie emozioni e farle accettare alle persone con le quali si ha a che fare.
8) Intelligenza naturalistica: è l’abilità nel conoscere e classificare gli oggetti che la natura ci offre e anche la capacità di comprendere le relazioni sussistenti tra questi oggetti.
9) Intelligenza esistenziale: appartiene a quei soggetti che hanno una particolare capacità di riflettere sul “senso della vita”. Riguarda coloro che s’interrogano spesso sulle grandi questioni dell’esistenza quali l’universo, la natura dell’uomo, la vita e, inevitabilmente, la morte.

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