UNA VITA PER IL BALLO: LA MAESTRA DI DANZA EVELINA COLAPIETRO SI RACCONTA (di Antonio Picozzi – equipe Caritas Diocesana)

Ai giorni nostri il ballo attrae tante persone, i ragazzi ma anche i meno giovani; non a caso l’insegnamento di questa vera e propria disciplina è diventato ormai elemento ricorrente in svariati programmi televisivi di carattere nazionale.  In generale imparare quest’arte (che, ricordiamo, ha tante declinazioni), favorisce la crescita personale, consente di estrinsecare emozioni d’ogni tipo trasformandole in energia creativa, è efficace, ovviamente, sia per tenersi in forma sia per apprendere (o migliorare) la coordinazione dei movimenti del corpo, può aumentare la soglia di sopportazione del dolore. In altri termini, il ballo si configura come una scuola di vita vera e propria. È chiaro che tutti questi aspetti affascinano i tanti giovani e giovanissimi che si avvicinano a questo mondo, tuttavia, quando s’intraprende un percorso del genere accanto bisogna avere la guida “giusta”, colui (o colei) che metta a disposizione dell’allievo sapere, esperienza e passione. L’Italia in questo senso ha una tradizione lunga e favorevole (tanti maestri di ballo, donne e uomini che si prodigano nell’insegnamento di quella che Henry H. Ellis soleva definire “l’arte sublime”) e, fortunatamente, il nostro territorio non fa eccezione. In quest’ottica, nell’occasione odierna, gli alunni del progetto pedagogico della Caritas Diocesana Genitori e figli: un’icona della Sacra Famiglia hanno deciso di intervistare la ballerina e maestra di danza  Evelina Colapietro. E’ stata una bella occasione per discutere dei principi della danza, dell’importanza dell’allenamento e del continuo lavoro su stessi necessario per realizzare i propri sogni qualsiasi essi siano. Alla fine i giovanissimi interlocutori hanno compreso anche che la danza e lo sport in generale può essere anche un modo per affrontare i momenti tristi della vita “sublimandoli” (in psicologia dell’arte e della letteratura il principio di sublimazione si configura proprio nel momento in cui l’artista trasforma i momenti “bui” della propria esistenza in creatività), ovvero trasformarli in energia creativa.  

INTERVISTA:

  1. Perché hai voluto fare danza?

In realtà, da piccola, ha deciso mia mamma per me. Quando avevo cinque anni mi ha iscritta ad una scuola di danza classica (dai cinque ai nove anni ho fatto solo danza classica), poi però ho continuato a ballare e man mano che il tempo passava mi sono appassionata. 

  • Cosa provi quando balli?

Beh… tante, tante cose. Quando ballo ci metto passione, ci metto tutta me stessa. Da piccola ero timida e parlavo poco. Pensa che anche quando andavo a scuola questa cosa mi penalizzava molto dal punto di vista del profitto. Poi un giorno io e i miei familiari abbiamo deciso che oltre a ballare avrei dovuto anche insegnare danza e quello è stato un modo che mi ha fatto superare la timidezza. Oggi, di mio, sono ancora timida, però quando ballo, esprimo tutto ciò che ho dentro, la timidezza mi passa e tiro fuori tutte le emozioni che provo, sia quelle belle ma anche quelle brutte.

  • Per continuare a ballare hai frequentato molte scuole di danza?

Certamente. Ho iniziato con la danza classica, poi sono passata al ballo di coppia, all’hip-hop, poi piano piano mi sono lanciata nel fitness.

  • Quanti spettacoli hai fatto finora?

Un po’… diciamo (sorride divertita Evelina – NDR). Dunque … a cinque anni ho fatto il mio primo saggio. Da lì ce ne sono stati tanti, non dico uno ogni anno ma quasi … il numero preciso non lo ricordo ma ad oggi veramente tanti.

  • Cosa ti piace di più del tuo lavoro?

Io insegno sia a persone grandi che a persone piccoline, bambini e ragazzini (dell’età degli intervistatori, sottolinea – NDR). Tutti allo stesso modo hanno voglia di imparare, altrimenti non verrebbero a scuola di ballo. Quando insegno mi piace dare loro qualcosa di bello, qualcosa che dia loro soddisfazione e farli sentire bene.

  • Cosa ti pace fare oltre a ballare?

Ballare e insegnare danza mi danno le emozioni più belle. La mia passione è la danza.  La mia vita stessa è la danza. Oltre a ciò sono appassionata anche al fitness e, in generale, alla cura del corpo delle persone. In questo senso mi piace molto focalizzare l’attenzione sull’allenamento muscolare e posturale dei miei allievi.

  • Da piccola, cosa ti ha fatto appassionare alla danza?

Come dicevo in precedenza, quando si è piccolini decidono un po’ mamma e papà per noi … in genere le femminucce sono indirizzate verso la danza, per i maschietti scelgono il calcio e via dicendo. Nel mio caso è stata una passione che mi cresciuta dentro piano piano. Diciamo che ho “preso” ciò che mi avevano messo a fare (la danza, ovviamente), poi però ho maturato una passione immensa, tant’è che se potessi rinascere ricomincerei a far tutto daccapo, non cambierei nulla del percorso che ho fatto. Della danza mi pace tutto.

  • Nella tua scuola ci sono ballerini maschi?

Qualcuno c’è … Scarseggiano però … Su questi aspetti ancora oggi ci sono un po’ di pregiudizi. Qualche tempo fa avevo un allievo molto portato che mi dava molte soddisfazioni, poi la sua famiglia si è trasferita e non ha più continuato. Ancora oggi lo ricordo come una sorta di mascotte circondato dalle mie allieve. 

  • Qual è il limite d’età nella danza?

In genere i bambini possono iniziare dai quattro/cinque anni in su. Quando si è troppo piccoli non si riesce bene a seguire.

  1. Ti piace solo ballare o sai anche cantare?

No … (sorride divertita Evelina – NDR). Cantare proprio non fa per me … Ballare tutto ciò che volete ma cantare proprio no. Al massimo strillo … (scherza divertita l’intervistata – NDR), soprattutto quando do lezioni di fitness …

  1. Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Continuare a fare quello che faccio sicuramente, poi continuare la specializzazione sul fitness e, allo stesso tempo, approfondire la conoscenza del corpo umano.

  1. Ti sei mai fatta male ballando in passato?

Sì, come no … Gli infortuni capitano, come a tutti gli sportivi, poiché la danza è uno sport a tutti gli effetti, l’importante è comunque rialzarsi e continuare. Un po’ di infortuni ci sono, qualche problemino c’è ancora però, si tiene duro …

  1. Sappiamo che lo scorso anno hai dedicato un saggio al tema della violenza sulle donne. Il ballo come entra in questo tema?

In realtà, con le mie allieve, lo scorso 12 luglio (2019- NDR), a questo tema abbiamo dedicato il saggio finale. Per me e le mie allieve, che hanno un’età che va dagli otto ai diciassette anni è stata un’esperienza nuova, dalle forti emozioni. Come dicevo in precedenza, il ballo ci consente di “buttare fuori” anche le emozioni negative che sono in noi. Oltre a ciò, è un arte interpretativa che ci consente di dare anche messaggi forti, di rappresentare in chiave artistica il bello ma anche il brutto del mondo che ci circonda.(L’INTERVISTA FU REALIZZATA PRIMA DELLA CHIUSURA DELLE SCUOLE A CAUSA DELL’EMERGENZA SANITARIA – NDR)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *